𝗦𝗮𝗻𝘁𝗶𝗮𝗴𝗼 𝗮 𝗦𝗮𝗻𝘁𝗶𝗮𝗴𝗼:
𝗶𝗹 𝗰𝗲𝗿𝗰𝗵𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗹𝘂𝗻𝗴𝗼 𝗶𝗹 𝗖𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗞𝗿𝗶𝘇𝗶𝗮, 𝗺𝗮𝗺𝗺𝗮 𝗽𝗲𝗹𝗹𝗲𝗴𝗿𝗶𝗻𝗮
Mi chiamo Krizia, vivo ad Anzio e la mia storia con il Cammino di Santiago inizia nel lontano 2016.
All’epoca partii da sola, cercando qualcosa che non trovavo più: me stessa e la mia fede.
Tra passi e lacrime, nacque una preghiera spontanea e costante: se mai fossi arrivata a destinazione e se mai il Signore mi avesse donato un figlio, lo avrei chiamato Santiago.
Tra passi e lacrime, nacque una preghiera spontanea e costante: se mai fossi arrivata a destinazione e se mai il Signore mi avesse donato un figlio, lo avrei chiamato Santiago.
Una promessa nata contro ogni previsione, perché un anno prima di quel viaggio, mi era stato diagnosticato un problema di salute: le mie probabilità di concepire erano bassissime.
Eppure, nel 2019, accadde il miracolo: nacque Santiago.
Il mio “uragano” arrivò senza preavviso, a soli sei mesi e mezzo di gravidanza.
Dopo due mesi di terapia intensiva e una lotta serrata per la vita, Santiago ce l’ha fatta, portando con sé i segni di una disabilità “invisibile” ma presente.
In quegli anni difficili, mi sono fatta una promessa: lo avrei portato a Santiago de Compostela per ringraziare San Giacomo sulla sua tomba.
Dieci anni dopo il mio primo viaggio, sono tornata sui sentieri del Cammino Francese.
Siamo partiti il 28 febbraio da Tricastela: io, mio figlio, mia madre (preziosissimo supporto) e un carretto speciale, donatoci da Paolo, un pellegrino conosciuto grazie alla community Facebook curata da Daniela Mirabile.
Abbiamo percorso circa 10-15 km al giorno per 16 giorni. Non è stata solo una sfida fisica, ma un’occasione di rilettura della nostra vita insieme.
Santiago frequenta la prima elementare per cui ogni pomeriggio dedicavamo un’ora allo studio, tra i boschi e i sentieri ha imparato a leggere e a contare proprio lungo la strada, supportato dal materiale leggero preparato dai suoi fantastici insegnanti del Plesso “Leonardo Da Vinci” (Anzio V).
La sua è stata una “Scuola in Cammino” tra la fatica e la natura che era uno sfondo prezioso.
Grazie al contatto costante con la maestra di sostegno e l’invio di foto alla classe, i compagni hanno viaggiato con noi: é un esempio perfetto di rete tra scuola e famiglia.
La tecnologia ci ha aiutato a rimanere sempre in contatto con loro.
Tuttavia non sono mancate le difficoltà logistiche e una crisi di laringospasmo che ha costretto Santiago a un giorno di riposo.
Ma lui è un guerriero e, grazie ai farmaci e alla sua forza, si è ripreso subito.
Oltre a essere una mamma, sono una studentessa di scienze dell’educazione e lavoro come educatrice in una comunità per minori.
Come ragazza madre, ho imparato a camminare a passo lento lungo i sentieri tortuosi della vita: credo così tanto nel potere curativo del Cammino che in futuro vorrei realizzare un progetto educativo che abbracci comunità e inclusione.
“Santiago è nato e ha raggiunto Santiago”: con questo traguardo sento di aver chiuso un cerchio durato dieci anni.
Oggi ho una certezza: il nostro vero Cammino è iniziato proprio nel momento in cui siamo arrivati in Piazza del Obradoiro.
Questa esperienza ha donato a mio figlio una nuova autostima e una straordinaria autonomia a contatto con la natura.
Ringrazio di cuore Percezioni in Cammino, gli insegnanti, mia mamma e la grande comunità di pellegrini sui social per aver reso possibile questo miracolo.
La resilienza, l’amore e la fede sono stati i nostri punti cardine.
Ma la strada continua…